MSCI World o S&P 500: cosa conviene nel lungo termine?

Confronto completo tra MSCI World e S&P 500, quale scegliere?

Stai facendo un piano di accumulo e ti ritrovi davanti a un bivio: meglio inserire l’MSCI World o l’S&P 500? È una domanda che ricevo spesso, e oggi voglio spiegarti, senza troppi giri di parole, perché la tua scelta dovrebbe ricadere sull’MSCI World. Parliamo di lungo periodo, parliamo di logica, e parliamo con dati alla mano. Partiamo!

Se preferisci, ho approfondito questo stesso argomento anche in un video sul mio canale YouTube. Puoi trovarlo qui cliccando qui sotto:

Il dubbio: MSCI World o S&P 500?

Se sei alle prese con un PAC (Piano di Accumulo Capitale), probabilmente ti sei già imbattuto in questi due ETF: l’iShares Core MSCI World e l’iShares Core S&P 500. Entrambi sono strumenti ottimi, ma molto diversi. Per capire quale scegliere, dobbiamo guardare un po’ di numeri e un po’ di storia.

Osservando i rendimenti degli ultimi 15 anni (dal 2010 a oggi), la differenza è impressionante. L’ETF che replica l’S&P 500 – quindi l’iShares Core S&P 500 – ha ottenuto una performance di +571,58%. L’ETF che replica l’MSCI World, invece, nello stesso periodo ha reso +370,86%. Parliamo di circa 200 punti percentuali in meno. Capisci subito che, se avessi investito 15 anni fa nell’S&P 500, oggi ti troveresti con un capitale quasi tre volte più alto rispetto a chi ha scelto l’MSCI World.

Quindi… scelta facile? Via con l’S&P 500 e tanti saluti al World?

No. Non è così semplice. E ti spiego perché.

Guardare il passato… ma non solo quello recente

Il primo errore da evitare è farsi abbagliare dai numeri più recenti. Sì, l’S&P 500 ha fatto numeri pazzeschi negli ultimi anni, ma dobbiamo guardare più indietro per ragionare bene. Quei dati partono dal 2010, ma sia l’S&P 500 che l’MSCI World esistono da molto prima. Lo storico dell’MSCI World, per esempio, parte addirittura dal 1969: parliamo di oltre 50 anni di storia del mercato azionario globale.

Quindi no, non possiamo prendere 15 anni e farne una regola. È come giudicare una maratona guardando solo l’ultimo chilometro. Dobbiamo capire su cosa investono questi indici e qual è la logica che li guida.

Di cosa parliamo quando parliamo di S&P 500

L’S&P 500 è un indice che racchiude le 500 aziende più grandi degli Stati Uniti. In pratica, è un termometro dell’economia americana, che – ad oggi – è ancora l’economia più potente del pianeta. Nessun dubbio su questo.

MSCI World: non solo USA (anche se sembrerebbe)

Ora, attenzione: l’S&P 500 fotografa solo l’economia americana. E finché gli Stati Uniti dominano, può sembrare la scelta migliore. Ma l’MSCI World è un’altra cosa. Questo indice include circa l’85% della capitalizzazione azionaria dei 23 mercati sviluppati del mondo. Tradotto: investe nelle aziende a grande e media capitalizzazione di tutte le principali economie sviluppate.

E qui arriva la domanda che tutti si fanno:

“Ma se l’MSCI World rappresenta 23 mercati… perché allora il 68% dell’indice è composto da azioni americane?”

Domanda più che lecita. La risposta è semplice: l’indice è ponderato per capitalizzazione. Significa che l’MSCI (la società che costruisce l’indice) non assegna lo stesso peso a ogni Paese, ma calcola quanto “valgono” le aziende di ciascuna nazione sul totale della ricchezza globale.

Quindi, se l’Italia pesa solo lo 0,20% all’interno dell’MSCI World, vuol dire che l’85% delle aziende italiane più importanti valgono pochissimo rispetto al resto del mondo. Le aziende italiane, a livello globale, sono davvero minuscole.

Ecco spiegato perché gli Stati Uniti pesano così tanto: perché le loro aziende sono enormi. E questo fa sì che, di fatto, circa due terzi dell’MSCI World coincidano con l’S&P 500.

Ma – e questo è il punto chiave – non è sempre stato così.

Le potenze cambiano: una lezione dal passato

Oggi siamo abituati a pensare che gli Stati Uniti siano il motore del mondo. Ma non è sempre stato così. È solo dall’inizio degli anni ‘90 che l’America ha iniziato a prendersi stabilmente il podio della finanza globale.

Negli anni ‘70 e ‘80, infatti, la vera superpotenza economica era il Giappone. Ti racconto un dato pazzesco: tra il 1979 e la fine degli anni ‘80, delle prime 40 aziende presenti nell’indice MSCI World, ben 38 erano giapponesi. E le due restanti non erano nemmeno americane.

Questo cosa ci insegna? Che i mercati cambiano, le potenze si alternano, gli equilibri si spostano. E chi oggi domina, domani potrebbe perdere terreno.

Il Giappone è il caso perfetto: dopo la grande bolla speculativa di fine anni ’80, l’indice giapponese ha vissuto tre decenni di stagnazione. Solo oggi – più di 30 anni dopo – sta lentamente tornando sui massimi del 1990.

Quindi, se un investitore avesse messo tutto il proprio capitale in Giappone nel 1990, oggi avrebbe lo stesso capitale di allora. Nessun guadagno, nessuna crescita, solo tempo perso.

Ecco perché non ha senso puntare tutto su una sola economia, per quanto oggi sembri dominante. I mercati cambiano, spesso quando meno te lo aspetti.

Non aspettare di scoprirlo quando è troppo tardi: se hai già iniziato a investire o vuoi farlo con consapevolezza, richiedi subito un’analisi professionale del tuo portafoglio. È il modo migliore per evitare errori costosi e capire se stai davvero investendo nel modo giusto.

Il vero vantaggio dell’MSCI World: adattarsi al mondo che cambia

I mercati cambiano. Sempre. Si evolvono, si ribaltano, crescono o crollano. E l’indice MSCI World ha una caratteristica unica: si adatta automaticamente al cambiamento.

Come funziona? Semplice: l’MSCI World include l’85% delle aziende più capitalizzate dei paesi sviluppati. Se un Paese passa da “emergente” a “sviluppato”, entra nell’indice. Questo significa che l’MSCI World non è statico: si aggiorna con l’economia globale, riflettendo ogni trasformazione nei mercati internazionali.

Ecco perché, ad esempio, tra il 2002 e il 2010, negli anni successivi allo scoppio della bolla dot-com e della crisi dei mutui subprime, l’MSCI World ha sovraperformato l’S&P 500. E non solo allora: anche nell’ultimo anno l’indice globale ha dato segnali positivi rispetto al solo mercato americano.

Ma allora chi vincerà nel lungo periodo?

Siamo onesti: non possiamo saperlo. Nessuno ha la sfera di cristallo per dirti se nei prossimi 30 anni l’S&P 500 farà meglio o peggio dell’MSCI World.

Quello che però possiamo fare è gestire il rischio.

Investire solo negli Stati Uniti oggi può sembrare sensato, visto che è l’economia dominante. Ma anche negli anni ‘80 si pensava che il Giappone sarebbe stato il padrone dell’economia mondiale per sempre. Pochi anni dopo è crollato, e oggi il Giappone pesa solo il 5,5% dell’MSCI World.

Stessa cosa con la Russia. Fino a poco tempo fa si parlava dei BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – come i paesi destinati a sorpassare i mercati sviluppati. Poi la Russia è entrata in guerra ed è uscita da tutti gli indici globali rilevanti.

I mercati cambiano. I protagonisti cambiano. Il mondo cambia.

Ecco perché puntare tutto su un solo Paese – anche se è il più forte oggi – è un rischio enorme nel lungo termine.

Diversificare davvero: il principio base di chi investe con buon senso

Chi investe in ETF lo fa, in genere, per diversificare. Per evitare di essere esposto al rischio di una singola azienda. Ma allora perché accettare il rischio di un solo Paese?

Diversificare davvero significa anche questo: scegliere un ETF che copra il mondo intero, con un’esposizione ponderata in base alla reale ricchezza dei mercati. Significa non dover indovinare oggi chi guiderà il mondo domani.

E quindi, alla fine della fiera, la scelta tra MSCI World o S&P 500 non riguarda solo il rendimento passato. Riguarda il tuo modo di vedere l’investimento:
✔️ Vuoi scommettere su un solo cavallo, per quanto forte?
✔️ O vuoi metterti in condizione di correre con tutto il mondo al tuo fianco?

La risposta, se vuoi investire con buonsenso e visione di lungo termine, è chiara.

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